Giacomo's profileIL DIARIO DEL VOLATOREPhotosBlogLists Tools Help

Blog


    15 September

    WWW.ILVOLATORE.IT

    Questo blog si è trasferito.
    Lo potete leggere, commentare, criticare all'indirizzo.
     
    28 June

    Elogio della fuga. Oppure no.

    Ho chiamato tutti – o quasi – i miei amici che stanno fuori e ho chiesto loro di dirmi cosa pensano della Sicilia e dei siciliani, dell’infelicità, della fuga, del fatto, in definitiva, se è più coraggioso restare o andare.
    Ho ricevuto risposte diverse, è ovvio, ho notato,  e mi dispiace una leggera indifferenza alle cose di Sicilia. Ed infine ho registrato un comune elogio della fuga, per le ragioni più varie. Chi come per scusarsi, perché se ne vergogna, chi perché ne va orgoglioso.
     
    Elogio della fuga, dunque. Ma che significa? Cercando su internet mi sono imbattuto proprio sul sito www.fuggire.it (molto simpatico, ve lo consiglio, forse gli invierò il mio diario americano) e alle parole “elogio” e “fuga”, mi sono imbattuto in Henri Laborit, biologo e filosofo (quindi, persona completa) che ha scritto proprio un “Elogio della fuga”. Laborit spiega questa sua teoria con una metafora, che testualmente riporto: “il veliero sorpreso da una tempesta in mare contro cui è vano lottare non ha che due sole opzioni: l’andatura di cappa, che lo fa andare alla deriva, oppure, la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di vela. La fuga è spesso il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme.
    Per rendere più apprezzata la metafora, Laborit chiama il suo veliero “Desiderio”: indubbia molla di ogni successo, ma anche sirenico richiamo di ogni naufragio.
     
    Davanti alla violenza della nostra classe politica, all’ottusità di chi ci governa, davanti alla devastazione dell’ambiente e allo spreco delle risorse, davanti al disprezzo delle energie intellettuali libere e non sottomesse, non ci resta allora che la fuga: un’emigrazione coatta che ci permetta di dimenticare il peccato originale di essere siciliani.
     
    E per chi resta? Il naufragio? Si. A meno che non riusciamo ad intravedere (ma io non li so) timidi spiragli di “redimibilità” sui quali vale la pena scommettere il nostro impegno.
     
    Onore a chi fugge, dunque, ma anche a chi resta. Perché, e questa volta sono partigiano, chi fugge fa bene, ma non ha molta fiducia in se stesso. Mentre noi che restiamo possiamo dire che restiamo proprio perché ci sentiamo di fare – in Sicilia, da siciliani – un’infinità di cose belle e buone.
    27 June

    Bella copia

    Bella copia

     

    Poter domani

    il Foglio di Bella

    della vita cominciare

    correggere la brutta cancellare

    togliere gli errori (modi e tempi

    sbagliati, nomi) ritoccare.

    Che bello il bianco foglio nella mano

    luccica il pennino, cominciamo.

     

     

    Vivian Lamarque

    Poesie 1972-2002

    25 June

    Mia nuova recensione per www.rockshock.it

     

    Con il suo nuovo album “La casa del vento” non decolla: troppo impegno, poca leggerezza. L’ansia di denuncia non sempre produce buona musica.
     
    “Il grande niente” che abbiamo attraversato….
     
     
    La casa del vento
     
    Il grande niente
     
    (Cd, Mescal, 2006)
     
    Combat Pop
     
    6/10
     
     
    Abbonda di parole, <i>Il grande niente</i>, il nuovo disco de <b>La casa del vento</b>, uno dei gruppi migliori nel panorama eterogeneo del combat pop italiano, quello che si suona nei centri sociali, alle feste di partito, e nei salotti girotondini. Abbonda di ospiti, tutti delle stesse idee, tutti di classe, tutti bravi: <b>Ginevra De Marco</b> (che canta di Pasolini in <i>Il fiore del male</i>), pezzi sparsi della <b>Bandabardò</b> e dei <b>Modena City Ramblers</b> di ieri e di oggi.  Più che un genere musicale, il combat pop italian style, che trabocca sempre di ospiti, ricambiati e ricambievoli, sembra una cooperativa.
    Abbonda di musica, buona musica, forse sempre la stessa musica. Dai Nomadi ai giorni nostri il combat pop italiano sembra suonare sempre gli stessi accordi, cantare lo stesso futuro (<i>Un giorno</i>), incitare le stesse rivolte (<i>La meglio gioventù</i>).
    E, infine, abbonda anche di significati. Ogni brano della band di <b>Luca Lanzi</b> è un poster da appendere in cameretta. Ci sono immagini di immigrati clandestini ( <i>Sul confine</i>), echi di Olocausto (<i>L’ultimo viaggio</i>, clonata da Guccini), Cristiano Lucarelli (<i>L’ala sinistra</i> per una punta? Mah….), cento e mille resistenze, gli immancabili paesaggi della Cornovaglia.
    Può bastare, o forse no. E’ qualcosa di già sentito, che forse però non si sente mai abbastanza, pieni come siamo di “radio di ragazzine, dove scoppia il silenzio, e ogni dedica si confonde..”. E’ un verso di De Gregari, che è bravo perché parla di noi anche quando canta d’altro. Alla <b>Casa del Vento</b>, invece, rischiano il contrario, parlare e denunciare di tutto, ed essere travolti anche loro dal grande niente.
    18 June

    La via di fuga

     
    Il dibattito sulla sicilianità è aperto, dunque. E non è nostra pretesa esaurirlo con altre argomentazioni, o metterci  un punto. Tutt’altro. E allora perché lo stiamo conducendo? Boh, forse per trovare un filo, una ragione, anche esigua. Già dare la colpa agli Arabi ci ha fatto stare meglio, nonostante Vincenzo ci abbia corretto.
    E allora mettiamone altra di carne al fuoco. E ritorniamo ad un argomento che più volte abbiamo affrontato in questo blog, ed è la drammatica emigrazione di giovani siciliani dallo loro isola verso l’Italia e il mondo. A seconda dei punti di vista abbiamo parlato nel tempo di abbandono, distacco, coraggiose partenze, defezione, diserzione. Siamo più coraggiosi noi che restiamo o i nostri coetanei che se ne vanno? Questo è il dilemma. Nel dubbio, ogni tanto mi lascio accarezzare dal sogno di cosa sarebbe stata la città e la Sicilia se tutti i ragazzi che conosco e che sono partiti fossero invece rimasti qui. Ed è un sogno bellissimo.
    Purtroppo oggi lasciare la Sicilia è l’unica penosa chance di una generazione che subisce il dramma di non avere in quest’isola possibilità di studio, di crescita, di lavoro. Andare a studiare e a lavorare fuori significa riscattarsi, significa avere un futuro, soprattutto per le intelligenze migliori, che sono anche quelle più fiere e consapevoli, e dunque quelle che soffrono di più.
    Ma questa emorragia, secondo me, ha raggiunto un punto di non ritorno. Ormai la Sicilia è al collasso. Gli manca una generazione, come nell’Argentina dei colonnelli. E guardate che non scherzo. L’unica industria che funziona oggi da noi è quella della politica clientelare, il cui unico scopo è trovare mezzi per rinnovare il proprio potere nel tempo. Fuori una generazione, in Sicilia comandano sempre gli stessi, con gli sempre i medesimi mediocri obiettivi.
    Ma, mi chiedo, ha senso fuggire? Ha senso restare?
    Attendo risposte



    11 June

    E' colpa degli Arabi

    Dopo l’ennesima sconfitta elettorale e tutto quello che abbiamo scritto e ci siamo detti c’è  ora spazio per un po’ di riflessione a mente fredda sulle cose di Sicilia. Giusto per cercare di trovare una via di fuga al nostro senso di impotenza, alla nostra frustrazione, al nostro fatalismo. Al nostro essere siciliani, insomma. Malattia senza rimedio. E pensa che ti ripensa, non si affaccia la misura di un rimedio. Anche se menti sempre più illustri contribuiscono a perfezionare e rendere ancora più precisa la diagnosi.
    E’ il caso dell’ultimo saggio di un intellettuale libanese che vive in Europa, tale Samir Kassir. Il libro si chiama “L’infelicità araba”, ed è edito da Einaudi. Che c’entra con la Sicilia? Ora ci arrivo. La tesi del libro – racconta Marcello Benfante su Repubblica – è che a differenza di altre aree sottosviluppate attraversate comunque da segnali di dinamismo, il mondo arabo soffre una paralisi che origina da un profondissimo “senso di impotenza”, causato da un “lutto non rielaborato” per una grandezza passata e perduta. In altre parole, è una “incapacità di essere” dopo “essere stati”. A questo si aggiunge la percezione annichilente di non riuscire a mettere in pratica “ciò che si ritiene di dover essere”. Schiacciati da questo fatalismo, gli arabi perpetuano un fallimentare immobilismo e un vittimismo trascendentale (che sta alla base, secondo Kassir, dell’islamismo radicale violento).
    Ebbene, mutatis mutandis, la tesi di Kassir calza come un vestito alla Sicilia ai siciliani, oppressi dalla dall’irriducibile convinzione di non poter cambiare. Gli Arabi hanno lasciato in Sicilia questo, tra le tante cose: l’infelicità, intesa come sentimento di un declino e di una crisi inarrestabili, alimentata da una viscerale disistima. Il risultato è una società bloccata, che non cresce e si appiattisce sui suoi profili più bassi. Che ripete nel tempo i suoi vizi, i suoi difetti, i suoi limiti.
    Ecco cosa sono i siciliani: disfattisti e rassegnati. Per colpa degli Arabi.
     
    07 June

    Metà fore e metà dentro

    L'ultimo mio post ha avuto reazioni calorose e inaspettate. Mi riferisco ai commenti in questo blog, alle tantissime mail ricevute, alle telefonate affettuose da ogni parte di Sicilia e di Italia. Ripeto, è sempre bello "dare" le parole, esprimere un sentimento che si crede profondo e personalissimo, e poi si scopre collettivo, diffuso, e perciò forse ancora più autentico.

    Va da sè che in molti mi hanno chiesto: Ma che ciddì hai comprato poi a Renato?  Gli comprerò, appena vado a Palermo (qui nelle periferia dell'impero la musica ha falle distributive) "L'uomo flessibile" di Carlo Fava, versione 2006. Renato non lo sa, ancora. Ma non legge questo blog, e dunque non me ne preoccupo.

    Altri mi hanno chiesto "come stai?",  perchè hanno intuito tra le mie righe il segno di una depressione, e di una scelta defintiva, come di abbandono, di fuga.

    Ma no, non si preoccupino, io sto sempre qua. L'ho detto e lo ripeto: superate le 48 ore di panico, si ricomincia a respirare. E il respiro è un esercizio muscolare che non puoi controllare. Viene da se.

    E poi l'ho scritto: alla fine, se ci crediamo, c'è un ponte.

    Su questa cosa - che in italiano si chiama metafora (questa cosa del ponte, dico) - ho ricevuto una replica di un certo Sig. Sciabica, pubblicata su Marsala c'è di oggi, a pagina 4. Lo potete vedere sul sito del giornale. Anzi, no, lo metto come coda di questo post, errori (suoi) di battitura compresi.

    Non ho replicato perché non ho capito il senso del suo scritto. E ci mancherebbe. Si accettano intepretazioni. Però è troppo divertente quando alla fine, mi accusa di essere favorevole al Ponte. Quello con la P maiuscola. Quello sullo Stretto di Messina.  Scrive lo Sciabica ( o il Sciabica ? boh…) “Di Girolamo

    non è felice, oggi; bisogna credergli lealmente perché nutre il sogno di

    una Sicilia altra e più dignitosa, che si identifica - fra le altre cose - con

    la realizzazione del ponte. lo che sono un pontiere, come lui, per natura

    e per educazione e, forse, più piagnone di lui, questa vo1ta non sono d'accordo

    con le ragioni dd ponte, per via di altre urgenze ed emergenze”.Non c’è che dire, ha colto in pieno il senso della mia metafora. Ma è anche grazie a gente come lui che la Sicilia non finirà mai di stupire.

     

     

     

    Il Fascino del Centro

    L'intervento del Sig. Giacomo Di Girolamo del primo giugno, su "Marsala

    c'è", più che un colpo di coda sembra un colpo di spugna alle

    "magnifiche e progressive sorti" dei siciliani, dopo le recenti elezioni

    regionali. L'allarme era già contenuto nella nota del 16 maggio, dove si

    citava Violante, uomo di apparato, che scendeva nell'ex regno dei limoni,

    secondo un ferreo metodo verticista, per confermare la politica "mera

    gestione del potere". Come dire: prima il potere, poi il.. .potere e sempre

    il potere. Ma, una volta che "il potere non ha odore" pensare che lo stesso

    non ha colore è, persino, scandalosamente inutile? E allora, dai giolittismo

    al tra:,fùrmismo, dalla dittatura alla guerra, dal milazzismo al compromesso

    storico, all'approdo migliorista, cioè dall'unità d'Italia ad oggi,

    l'assente è sempre lo stesso: l’identità ed il carattere nazionale. Anzi, di

    fronte alla realtà attuale, tanto sbalestrata e degradata da trasformarsi in

    parodia e spettacolo, tra post ed ex, tra narcisi e volti telegenici, le residue

    ragioni della politica tacciono, essendo prontamente accusate di passatismo

    tardo-romantico. Che la politica soccomba alla realtà, anche inelegantemente,

    il Di Girolamo lo coglie nella festosa nidiata di ramarri,

    ansiosa di crogiuolarsi ai raggi caldi del centro, se "il cuffarismo é anche

    un po' cosa nostra". E si dubita seriamente che questa sinistra osi imprimere

    una sterzata correttiva al modello economico dominante, se non

    rifiuta ambiguità ed equilibrismi onde mettere in atto mezzi, competenze,

    pratiche di vita e caratteri specifici all'essere di sinistra. Di Girolamo

    non è felice, oggi; bisogna credergli lealmente perché nutre il sogno di

    una Sicilia altra e più dignitosa, che si identifica - fra le altre cose - con

    la realizzazione del ponte. lo che sono un pontiere, come lui, per natura

    e per educazione e, forse, più piagnone di lui, questa vo1ta non sono d'accordo

    con le ragioni dd ponte, per via di altre urgenze ed emergenze. Né

    mi aspetto da questa politica, da cui mi allontano sempre più scoraggiato,

    stimoli e segnali degni. Preferisco vivere in piccolo le ragioni di

    disapprovazione, ed altrove.

     
    30 May

    E adesso non fatemi più domande

    E adesso non fatemi più domande. perchè ho finito le risposte. Ma non da ora, da tempo. Bleffavo. A chi mi chiedeva un pronostico, agli occhi che mi imploravano il vaticinio sulle possibilità di Rita, e su quelle di Nino, e sulla Sicilia, sulla mafia, e su tutto. Io risposte non ne avevo più già da tempo. E anche adesso, scrutinio alla mano, l’unica cosa che mi riesce di fare è contemplare questa immagine della Sicilia che assomiglia a un coccodrillo, come nelle vignette di Forattini (quando era bravo).
    Vedo i colletti appiccicati del vasa – vasa, che ha avuto circa dieci minuti di panico, ieri, dopo i primi risultati. Ma non mi basta.
    Vedo tanti culi a terra, e purtroppo sono i nostri, ancorati alle percentuali, agli sbarramenti, al fatalismo che ci fa essere, noi sinistrorsi siciliani, sempre vittima di qualcosa o qualcuno più grande e disgraziato di noi, mai della nostra disorganizzazione.
    Gioco con i se e con i ma, come con dopo una storia d’amore finita male.
    Ma se Borsellino avesse avuto una lista con il suo cognome, anziché con il suo nome.
    Ma se i leader dell’Ulivo fossero stati un mese, anziché un pomeriggio, a fare il caseggiato  i pranzi  i comizi  con noi.
    Ma se i giornali avessero dato qualche riga in più alla Sicilia, anziché alla colica di Veltroni.
    Ma se ci avessimo creduto un po’ di più. Tutti.
    E’ un esercizio che serve. Ma non basta.
     
    Ora, per 48 ore, avrò voglia di scappare, come sempre, come tutti. Perché si può resistere a Cuffaro, per carità. Tutto passa. Ma non si resiste al cuffarismo. Quello è un cancro, che ti sale nelle vene. E quindi ci si scherza su, andiamo in Emilia, in Toscana, ma anche la Calabria va bene. Lì sono posti normali, dove le parole sono parole, dove ci sono il bianco e il nero, e i anche i colori primari, e tutto. In Sicilia invece ogni parola è una metafora morta, e i paesaggi sono sfumature, zone di penombra, e i colori si mischiano.
    Si, andiamo via.  Lasciamogli la Sicilia, e buon divertimento.
    Ma non basta.
     
    E’ che dobbiamo viverlo tutto, questo nostro dolore. Solo così cambierà questa sinistra siciliana, fatta di iene ridens travestite da dirigenti che sono comunque contenti, sempre contenti, stupidamente contenti. Perché hanno lo zero virgola qualcosa in più, perché hanno tenuto, perché i soliti noti hanno confermato la loro preziosa poltrona, perché più buio di mezzanotte non fa, perché Grillo è con noi, e domani Giuliadamo passa con noi, e anche Totò potrà passare con noi. Perché il cuffarismo è anche un po’ cosa nostra.
     
    Io non sono felice, oggi.  Ho perso. Lo penso, lo scrivo, lo dico.
    E’ la risposta alle domande che tutti mi faranno.
    Ho perso. Abbiamo perso.
    E non voglio scappare. Voglio vivere questo dolore, fino in fondo. Perché in fondo alla strada c’è un ponte. Se ci crediamo, c’è un ponte. E un’altra idea di Sicilia.
    Questo basta.
     
    Renato ieri ha fatto il compleanno. Gliel’ho detto: “Amico mio, se oggi vince Rita, il mio regalo è una Sicilia migliore”.
    Mi tocca comprargli il solito cd, adesso.
    Spero sia l’ultimo.
    16 May

    Il mare verticale

    Non sappiamo come finiranno, ma di sicuro le prossime elezioni provinciali hanno già un sapore triste di “de profundis” per il centrosinistra. O quel che ne resta. D’Alì cerca di convincere lo scienziato Zichichi ad entrare nella sua squadra.  L’Unione, invece, di scienziati ne ha già tanti. Lo Zurlì di questa bella squadra è quel Luciano Violante che fino a dieci anni fa scriveva di mafia in provincia di Trapani e ora, con la bacchetta magica, si diverte a dire che la politica non è altro che mera gestione del potere. E il potere non ha odore.
    E non abbiamo più neanche la forza di immaginarci un dopo. Era un esercizio che ci confortava e ci aiutava, in tempi bui. Ma ora, davvero, non si sa più cosa pensare. Non c’è più un centrosinistra. C’è solo un grande centro,pare, e un grande vuoto. Che ci lascia soli, spiazzati, come un mare verticale.
    Buona notte, brava gente.
    12 May

    Premio Libero Grassi

    questa mattina il volatore ha ricevuto a palermo il premio libero grassi, dedicato alla memoria dell'imprenditore che pagò con la vita il suo no al pizzo.
    l'ha vinto perchè ha scritto una lettera dal titolo "caro estortore", come aveva fatto libero, prima di morire.
    questa lettera diventerà un manifesto, e verrà letta nelle scuole e nelle carceri di palermo. qualcuno in sala si è riconosciuto in molte parole e frasi di quel componimento.
    il volatore è contento di ciò, perchè pensa che è bello quando si danno le parole alle persone. e quella lettera la pubblicherà anche su questo blog.
    il volatore dedica il premio (una bella targa che farà la sua figura) ai ragazzi di addiopizzo, dai quali ha anche comprato due magliette molto belle (www.addiopizzo.org)
    il volatore non crede che la mafia e il racket si sconfiggeranno presto. anzi, forse non si sconfiggeranno affatto. Ma ciò non toglie che ogni giorno, noi siciliani, dobbiamo lottare e resistere.
    gi.
     
     
    08 May

    La vera morale

     
    Dire che siamo delusi è poco. Alla fine, il patto etico, la questione morale, l’anticuffarismo, tutto, si è dimostrato null’altro che una luccicante vetrina per il cambio di casacca più annunciato della piccola storia politica di questa parte di Sicilia.
    Non ci dispiace che Massimo Grillo si sia candidato per la Presidenza della Provincia con il centrosinistra. Chi glielo ha chiesto saprà già come farlo votare. Noi siamo indifferenti. Anche Mastella e Tremonti hanno cominciato così, con il salto di schieramento.
    Ci dispiace però, e un po’ ci leva il fiato, che ancora una volta intorno ad una vicenda umana, umanissima, di poltrone e potere, si sia costruito tutto un cappello di parole e lacrime, di valori da sbandierare, di peccatori redenti, di fedeli giubilanti.
    Invece bastava solo guardarsi allo specchio, dire “eccomi qua”, ammiccando, magari. Non c’era bisogno di tutto questo strepitare. Ed è questa l’unica morale (altro che patto etico….) che il caso Grillo ci insegna.
    Vi saluto, brava gente.
    02 May

    E così, ci siamo cascati di nuovo

     
    I Diari della campagna
     
    Memorie inedite del Volatore dalla campagna elettorale siciliana.
     
     
    Martedì, 2 Maggio 2006
     
    E così ci siamo cascati di nuovo. Un altro diario per scrivere, per raccontare. Per chiarirsi le idee, perché le cose vanno sempre di fretta, i colori si mischiano. E allora dobbiamo fare come i pittori della domenica, cercare di mettere mano all’acquerello e  dipingere quelle che resta ancora da dire, da fare.
    E’ che il 28 Maggio si vota, in Sicilia, per cambiare il parlamento regionale e il Presidente. E il centrosinistra isolano appare ancora una volta un piccolo inesperto Davide di fronte al Golia cuffariano, mostro a tante teste, e con tanta fame ancora, che aspetta solo di fare un boccone di Rita Borsellino e della sua branca – branca – branca coalizione.
    Ne è prova già la spaventevole sproporzione tra manifesti del Polo e dell’Unione in giro per Marsala. Altro che 61 a zero. Qua siamo 61mila a zero. Nel senso che ci sono migliaia di manifesti di decine di candidati del Polo, ma nessuno, nes-su-no, dell’Unione, o di chi ne fa le veci.
    C’è la faccia preoccupata e un po’ minacciosa di Ferrantelli, il sorriso sempreterno di Giulia, Eleonora in bianco e nero che fa tanto vintage. E poi Mucaria, Lo Re, il parterre de Roi di Alleanza Nazionale, e tutta un’anagrafe di aspiranti al soglio parlamentizio che compongono una Spoon River per immagini di tante storie minime e molte ambizioni sfrenate. Ogni tanto spunta un Oddo, che pensa al suo futuro, forse, quando scrive “meno precarietà”, e sembra il sosia  Nico de “ I Gabbiani”.
    Il fatto è che i deputati li dovrebbero fare a vita, come il Papa, i senatori d’elite. Li voti una volta, e ci restano sempre, nel loro ergastolo dorato. Finchè morte non li separi. Sarebbe tutto più facile.
    Raccontare una campagna elettorale. Dire di una Rita Borsellino che gioca a nascondino: è l’unica che ha una lista civica che non porta il suo nome (!), che scrive nel manifesto “Un’altra Storia”,  e la gente pensa, però simpatica la Signora Storia.
    Cuffaro invece ci indovina subito, con quel suo faccione che viene voglia di baciarlo. Un Gesù panciuto che irradia fede e ti dice una profonda verità: “Vota per la tua Sicilia”.  Perché, appunto, la tua Sicilia e questa, e non puoi fuggirne. Terra irredimibile? Di più: terra inesorabile.
     
    Giacomo Di Girolamo
    01 May

    Romanza Oggettiva

    Il volatore  è stato a Lampedusa per questo fine settimana. Ha letto molto. Nell'ordine

    - Giorgio Bocca: Napoli siamo noi. Bello, non capisco perchè contro Bocca c'è sempre questa irritazione per le cose che scrive. Certo, lui lo fa apposta. Però questo libro su Napoli (e sul Meridione, ahi) ci voleva proprio, e si legge subito. E pieno di luoghi comuni, diranno i più. Ma su Napoli il luogo comune più dannoso è quello di chi dice che a Napoli ci sono solo luoghi comuni. E che dai....

    . Roberto Alajmo: Nuovo Repertorio dei Pazzi della città di Palermo. Non bello come il primo, che aveva, oltre alla delizia della trovata inedità, il piacere della stampa semiclandestina. Il secondo ha invece il marchio Mondadori. E ho detto tutto. Però un giorno mi piacerà scrivere anch'io un repertorio dei pazzi della città di Marsala, e comincerei da me.

    - Una lacrima sul viso, guida alle più deprimenti canzoni italiane. gli autori non me li ricordo, perchè scrivo a braccio, il libro è giù e io sono su. E' divertente, ma dopo annoia.

    - Camus, La peste. Capolavoro. E basta.

     

    Ho anche pensato molto. E fatto un quasibagno di fine Aprile. Al mio ritorno ho cazzeggiato blandamente tra appunti e cosevecchie, e ho trovato una poesia belissimissima di tale Erich Kastner, che i più (!!) conoscono come autore di storie per ragazzi.

    Una poesia d'amore, niente a che vedere con  il primomaggio e i lavoratori. Ma una bella poesia d’amore, che racconta in maniera impagabile come finiscono le lunge storie d’amore. E a noi, che veniamo da una cosa similare, non ci ha lasciato affatto indifferenti:

     

    ROMANZA OGGETTIVA

    Dopo otto anni che si conoscevano

    (e possiamo dire: si conoscevano bene),

    il loro amore improvvisamente mancò.

    Così come ad altri un bastone o un cappello.

     

    Erano tristi, si atteggiavano a gai,

    provavano a baciarsi, come se nulla fosse,

    si guardavano senza saperne di più.

    Poi lei alla fine pianse. E lui stette lì.

     

    Dalla finestra si poteva far segno alle navi.

    Lui disse che erano già le quattro e un quarto,

    tempo d’andare a prendere un caffè.

    Nelle vicinanze qualcuno si esercitava al piano.

     

    Andarono nel più piccolo caffè del luogo,

    e girarono i cucchiaini nelle tazze.

    La sera erano ancora seduti lì.

     

    Erano i soli a sedere, non dicevano parola.

    Non riuscivano, semplicemente, a capire.

     

     

    Mi ricorda molto una bella canzone di DeGregori: Compagni di Viaggio. Per il resto, ancora una volta, davvero, al mondo c’è bisogno di poesia.

    26 April

    Irresistibile 25 aprile

    Bertolt Brecht,  "La
    resistibile ascesa di Arturo Ui" (1941):

    E voi imparate che occorre vedere
    e non guardare in aria; occorre agire
    e non parlare. Questo mostro stava,
    una volta, per governare il mondo!
    I popoli lo spensero, ma ora
    non cantiamo vittoria troppo presto:
    il grembo da cui nacque è ancora fecondo.

    Buon 25 aprile a tutti
    24 April

    Il Sig. Bruno, che ha fatto El - Alamein

    Il Sig. Bruno ha 86 anni, vive a Mazara del Vallo. E ha fatto El - Alamein. E' uno dei pochi reduci ancora in circolazione. Ed è ospite nostro la sera in cui proiettiamo proprio il film, El - Alamein. Lo vado a prendere alla stazione e lui ha una tenerissima borsa di plastica piena di libri, ed emana flavori d'arancia. Ha smesso di fumare, il Sig. Bruno, e campa di Tic - Tac all'arancia. Ne consuma in media un pacchetto l'ora. Perchè non hanno zucchero. E io non lo smentisco, perchè reduci non bisogna mai contraddirli.
     
    Parliamo un pomeriggio ed una sera di quella battaglia. Fa toccare a tutti la pallottola che gli è rimasta dentro durante lo scontro a fuoco. Lo zio di Alessandro, zio Bobbore, in Sardegna, invece aveva un buco nella coscia, un foro di proiettile. Anche lui lo mostrava con generosità. Lo chiamava il suo "secondo ombelico".
     
    Il Sig. Bruno ne ha di cose da leggere, preghiere da recitare, lacrime da piangere, ancora. Ed è un abisso che ci separa. Perchè noi non l'abbiamo conosicuta la guerra, l'abbiamo giocata in modalità arcade. Tutto qui. E nonostante andiamo predicando da bravi ragazzi istruiti che la memoria è importante, i nostri minuti di pazienza, davanti al vecchio ,non superano la decina.
     
    Il Sig. Bruno lo accompagno a casa quella notte stessa, verso le due. Ha perso il cellulare, sul treno, ma non gliene frega niente. Pensa solo alle Tic - Tac che stanno finendo, sono finite, sono cadute giù, sotto il sedile. Ho la macchina piena di Tic - Tac all'arancia clandestine.
     
    Mi lascia e mi dedica una copia del libro che ha scritto. TUtti i reduci scrivono libri di memorie. Lui racconta di quella battaglia e di quello che ha visto. Dice che dentro c'è tutto: la dissenteria, le mosche che entravano negli occhi per la troppa umidità, l'acqua che sapeva di nafta, i cinquanta gradi all'ombra, e poi le raffiche, i compagni cremati dentro il carrarmato, le torture nei campi di concentramento inglese, il ritorno, la memoria, la memoria, la memoria.
     
    Faccio fioretto, e mi impegno a leggerlo.  Ma dopo poche pagine lascio. C'è un'insopportabile sequela di errori di stampa, di battitura, di sintassi. Ci sono cose ripetute e straripetute, altre lasciate a metà. Un'impaginazione illegibile. Ma davvero questa deve essere la fine della memoria? Ma davvero a nessuno è interessato curare questa testimonianza, darle dignità di cronaca, di storia?. A quanto pare, no. 
     
    Il Sig. Bruno è stato abbandonato tante volte. Lui ha sempre accettato tutto. Contento di esserci, e di vivere per raccontare. Solo che forse il pubblico degli attaccapanni di Pirandello - era "L'eresia catara" - gli avrebbe dato più attenzione.
     
     
    21 April

    Sette in condotta

    Questa cosa di Ugo io lo sapevo che faceva danno.
    Perchè sono stato una settimana a ricevere mail e commenti di tanti amici e compagnetti vari che mi parlavano dei loro ricordi di scuola, e la malinconia è scesa sottile e pruriginosa come il blu di questo blog.
    Però c'è un  blog bellissimo, che per me è la cosa più divertente che esiste nella Rete. Si chiama Sette in condotta e ha l'indirizzo http://notadisciplinare.blogspot.com/
    E' la prima vera collezione delle più belle note disciplinari in diretta dalle scuole italiane. Mi piace perchè mi fa morire dal ridere, mi fa pensare alla scuola senza magoni, ed è infine la dimostrazione di quale abisso separi i centomila blog autoreferenziali che popolano la Rete, incluso quello del volatore, e l'esercizio collettivo della memoria, che è la cosa più bella che con internet, e grazie ad internet è possibile fare.
    Tra le perle aggiunte di recente:
     
    " Non accetto in classe all'inizio della 3^ora Magrini .Si è presentato in accapatoio" .
     
    "Salvetti per l'ennesima volta è completamente impreparato in storia. Inoltre si burla della sottoscritta rispondendo che l'antica Roma si trovava al polo nord" .
     
    "Qualcuno, o qualcosa, fischia e tira delle palle alla classe durante l'ora di supplenza"
     
     
    Diego appicca il fuoco alle gambe del compagno" (inviata da labbraman)

    "Radogna e Giacobbe si rifiutano di partecipare al compito di matematica perchè impegnati, dicono, in un "lavoretto spontaneo""

    "L'alunna B.M. ha insinuato che la cosa che pesa di più nei miei discorsi è l'alito. Chiedo ai genitori un immediato colloquio"
     

    "Gli alunni Fabio G., Mattia G., Gian Filippo G. e Nicolo' F. svolgevano il questionario assegnato, per mezzo del lancio di un dado" (inviata da nick)

    "Suo figlio, al posto di tradurre le versioni di greco assegnate come compito a casa, fa sogni di progetti ingegneristici di trenini che viaggiano su rotaie perverse. A lei le opportune considerazioni"

     
    "L'alunno M.P. durante la lezione di matematica compone motivi floreali con l'ausilio degli assorbenti della compagna. Dato il comportamento indecente,si richiedono provvedimenti "
     
    "Troiani, nonostante i numerosi richiami, continua a tenere una conversazione da salotto con il vicino di banco. Gli mancano solo i pasticcini con tè. Si provvederà quanto prima, compatibilmente con le finanze scolastiche"
     
    "Landolfi e Garrini si sputano addosso" (inviata da miki)

    "Ripetutamente ad intervalli costanti dal fondo della classe viene urlata un'oscenità. L'omertà della classe intera viene punita con una nota collettiva"

     
    "L'allievo Marchetto esibisce la giustificazione per l'assenza di ieri scritta su di un bloc notes di nessuna validità legale. Asserisce inoltre che è maggiorenne e si giustifica dove gli pare"
     
    "L'alunno A.S. viene sorpreso dall'insegnate di educazione artistica mentre costruisce con la creta oggetti di forma chiaramente sessuale, prego prendere provvedimenti!"
     
     
     E' che per ognuna di queste note io ci scriverei su un racconto, perchè trasudano umanità come le pareti dello spogliatoio del calcetto, perchè dietro ogni nota c'è una storia da raccontare.
    Perchè anch'io a scuola pensavo ogni tanto a trenini veloci su rotaie perverse.....
     
     
    16 April

    Ugo in classe faceva la mucca

    Ugo in classe faceva la mucca. Era il suo passatempo preferito, oltre a gridare ad alta voce "mamma!" mentre i professori spiegavano. Poi una volta tentò pure di imparare il vocabolario di inglese a memoria,  ma alla lettera "m" si stancò. Questa cosa mi faceva pensare sempre al matto di De Andrè, quello che voleva imparare la Treccani a memoria. E anche lui si fermò, o meglio, lo fermarono, alla lettera ".
    Ugo invece ha continuato. Ora vive a Cremona, ha una grande passione per la musica, e canta.
    Ha pure un sito, www.ugomusic.net.
    Alla soglia dei trentanni, è quello tra noi che si è realizzato in più.
    E io che non ho fatto il ballerino per una brutta storia di ragadi  anali....
    12 April

    commenti a bocce ferme

    a bocce ferme posso dire che:
     
    - provenzano l'hanno fermato ieri perchè se lo fermavano prima del voto rischiavano di "appizzarci" un bel pò di voto ai soliti partiti che la solita mafia appoggia sempre nella solita sicilia dalla quale scrivo
    - gli italiani all'estero sono più intelligenti di quello che credevamo tutti, tremaglia per primo. è stato bello leggere i loro commenti: hanno votato in stragrande maggioranza l'unione perchè erano stanchi delle magre figure rimediate all'estero per colpa di silvio. e così grazie a loro l'unione ha una maggioranza
    - il governo di prodi durerà otto mesi. se dura di più vuol dire che in italia, davvero, qualcosa è cambiato
    - mi dispiace per la rosa nel pugno, l'unica cosa nuova di questa campagna elettorale
    - nonostante tutti dicano che il risultato siciliano è buono, le percentuali di Forza Italia a Marsala mettono paura
     
     
    05 April

    Fate questa prova

    Quello che mi piace di più del pubblico del volatore è che non è mai contento. Bene così. Se l'indifferenza è il peso morto della storia, l'appagamento è la morte della fabula.
    Ad ogni modo copincollo questa simpatica mail ricevuta.
     

    INCREDIBILE

    Ciao

    Fai questa prova:

    1) accedi alla hompage di Google http://www.google.it

    2) scrivi la parola "Failure"

    3) invece di cliccare su "Cerca con Google", clicca su "Mi sento fortunato"

    4) fatti una risata

    5) adesso scrivi "Fallimento"

    6) invece di cliccare su "Cerca con Google", clicca su "Mi sento fortunato"

    7) fai circolare questa email, prima che Google si accorga di questa cosa

     

    In realtà Google di questa cosa se ne è accorta e la sa benissimo. E' la chiave del successo di questo motore di ricerca, il cui algoritmo di funzionamento ha una variabile che è data non solo dalla percentuale di esattezza dell'argomento cercato con quello descritto nel sito, ma anche - e qui sta il genio - dall'indice con cui quella pagina è frequentata. E' lo standard che utilizzano oggi tutti i motori di ricerca. Quindi, se vivete in Italia, e cercate su Google fallimento difficilmente troverete al primo posto un'asta immobiliare del Tribunale.

     

    Questa mail mi è stata girata dall'amica Caterina che saluto e che non vedo tanto tempo e alla quale voglio sempre tanto bene.

     

    Gi.

     

     

    03 April

    Tommaso

    Il cielo azzurro d’Aprile mette i brividi. I brividi del primo caldo, e quelli dell’infinito. L’infinito di un Dio che si manifesta, a volte, nelle cose peggiori, nella carnale abiezione di assassini di bambini. Che a volte sono operai emigrati, altre volte presidenti in doppiopetto.

    Proviamo pietà per Tommaso. E per tutti i bambini morti ogni giorno in maniera ingiusta e spropositatamente crudele. Perché quando si colpisce un bambino si colpisce al cuore tutta la pace del mondo, e tutto il senso dell’universo. 

    Purtroppo ci saranno sempre i mostri da prima pagina, e quelli ordinari di tutti  i  giorni - con i loro piani minuziosi e derelitti -   che ordinano massacri con un occhio al prezzo del petrolio.

    Il cielo azzurro d’Aprile è dipinto di fresco. E ci tocca stare ad ascoltare le grida di dolore nelle stanze rese vuote da un Dio minimo. Ci tocca stare qui, in questo tempo, e con questo cielo, a chiederci il perché di “quel che non ha ragione, né mai ce l'avrà /  quel che non ha rimedio, né mai ce l'avrà /  quel che non ha misura”.
    Vi saluto, brava gente.